Registrare una videochiamata come prova: come fare, e quando è lecito
Una videochiamata, una riunione su Teams o Zoom, una diretta che dopo un'ora non esiste più: sono momenti che a volte vanno conservati, perché lì dentro è stato detto o mostrato qualcosa che servirà dopo. Il modo più immediato è avviare il registratore dello schermo del computer. Il file che ne esce può essere utilizzato come prova, ma da solo offre elementi limitati per verificarne l'integrità, la provenienza e la collocazione temporale.
Questa guida spiega quali sono i limiti di una registrazione ordinaria, come rafforzarne la verificabilità, e come lo fa il modulo Registrazione schermo di C.E.R.T.O. Con un capitolo che non si può saltare: quando registrare è lecito, e che cosa la registrazione non dimostra.
I limiti di una registrazione ordinaria
Un video salvato con lo strumento del sistema operativo o con un programma di registrazione è un file come un altro. Tre limiti pesano quando qualcuno lo contesta:
- Può essere modificata senza che l'intervento sia immediatamente riconoscibile. Tagli e montaggi non sono necessariamente evidenti durante la visione; senza impronte e riferimenti conservati al momento dell'acquisizione, verificarli può richiedere ulteriori analisi.
- La data del file non è attestata da un soggetto indipendente. Le date registrate dal sistema possono dipendere dall'orologio e dalle impostazioni del computer.
- La provenienza non è documentata in modo completo. Il file può contenere alcuni metadati, ma non necessariamente documenta in modo completo e verificabile il computer, lo schermo, l'applicazione e le sorgenti audio utilizzate.
In caso di contestazione, può essere necessario fornire ulteriori elementi sull'autenticità e sull'integrità della registrazione.
Come rafforzare la verificabilità di una registrazione
- Impronte crittografiche (hash) del video e dell'audio, calcolate subito: qualunque modifica successiva, anche di un solo byte, le cambia.
- Una catena che leghi ogni tratto della registrazione al precedente, così che un taglio o uno spostamento nel mezzo si veda.
- Una marca temporale emessa da un soggetto terzo, che attesti che quei dati esistevano in quel momento.
- Il contesto: il computer, gli schermi collegati, l'applicazione registrata, la rete, l'orologio confrontato con fonti esterne.
- Un fascicolo verificabile da chiunque, anche dalla controparte, senza doversi fidare di chi l'ha prodotto.
Come lo fa il modulo Registrazione schermo di C.E.R.T.O.
Che cosa si registra
Si sceglie uno schermo intero oppure la finestra di una sola applicazione — l'app della videochiamata, il programma della conferenza, il browser con la diretta. L'audio comprende l'audio di sistema (la voce degli altri partecipanti, ciò che il computer riproduce) e, se lo si attiva, il microfono (la propria voce). Le due sorgenti sono unite nel video e salvate anche separate: tre tracce, ognuna con le proprie impronte.
Prima di partire, una barra di livello mostra se il microfono riceve davvero la voce. Se arriva solo un rumore costante — per esempio perché nessun microfono è collegato — il programma lo segnala prima di iniziare, e il rapporto lo dichiara.
Nessun limite di durata, e una catena che si ricalcola
Il video si scrive su disco a blocchi di un secondo mentre si registra, quindi non c'è un limite di durata: una riunione di tre ore si registra come una chiamata di cinque minuti. Il programma controlla lo spazio libero e si ferma da solo prima di esaurirlo, dichiarandolo.
Ogni blocco è concatenato al precedente con SHA-256: l'impronta del blocco precedente e i byte del blocco entrano nel calcolo della nuova impronta. Ogni traccia (video, audio di sistema, microfono) ha la sua catena. La catena si ricalcola dai file; un blocco tolto, aggiunto o spostato la rompe.
Il contesto, fotografato all'avvio
Quando si preme REC il programma scatta una fotografia di tutti gli schermi collegati, anche di quelli che non si registrano, e registra un'istantanea dell'ambiente: sistema operativo, processi in esecuzione, orologio confrontato con più server NTP, schermi. Documenta anche la rete della postazione: indirizzo nella rete locale, indirizzo pubblico e operatore di connettività, gateway, DNS, porte in ascolto, servizi attivi.
Se si registra una finestra, il fascicolo riporta l'identità dell'applicazione: nome, processo, il file eseguibile con la sua impronta SHA-256, la firma del codice (Apple o Authenticode) e la versione, oltre ai cambi della finestra durante la registrazione. In una videochiamata, per esempio, dice quale programma era in uso e se era quello originale del produttore.
La barra di controllo di C.E.R.T.O. (REC, tempo trascorso, STOP, ANNULLA) è esclusa dalla cattura su macOS e su Windows 10 (versione 2004) e successivi: non copre ciò che si registra, e il rapporto dichiara se l'esclusione è riuscita. ANNULLA chiude la registrazione senza creare il fascicolo e senza addebitare lo slot.
Immagini e suono allineati, e misurati
Quando si registra uno schermo, allo STOP compare per pochi secondi una finestra «Sincronia»: un lampo bianco e un clic ogni secondo, dentro la registrazione. Lo scarto fra immagini e suono si misura così sul video stesso, si compensa nella copia di visione e si verifica rimisurando la copia. Nelle prove gli scarti misurati erano di qualche decina di millisecondi (fino a un decimo di secondo); dopo la correzione, il residuo è rimasto entro una quindicina di millisecondi.
Il test valido diventa la calibrazione della postazione, usata anche per le registrazioni di una finestra, dove il test non può comparire. Senza calibrazione la copia non si corregge, e il rapporto lo dice. In ogni caso il file originale non viene mai modificato: la correzione riguarda solo la copia.
Originale e copia di visione
Il reperto è il file WebM (video VP9, audio Opus) così come è stato registrato. Accanto c'è una copia MP4 (H.264/AAC) che si apre con qualunque lettore, dichiarata come derivata e con impronte proprie. Nel video la voce del microfono è trattata per sentirsi meglio (filtro, porta antirumore, guadagno automatico); mentre si parla, l'audio di sistema nel video si abbassa di qualche decibel, e il rapporto dichiara di quanto. Le tracce separate del microfono e dell'audio di sistema sono invece gli originali non trattati.
Il fascicolo e il sigillo
Alla fine tutto viene chiuso in un fascicolo BagIt, come per ogni modulo di C.E.R.T.O.: elenco firmato con Ed25519, marche temporali RFC 3161, descrizione CASE/UCO, rapporto in testo e PDF, un cruscotto interattivo con il video, le tracce audio e le loro forme d'onda, e i verificatori verify.sh e verify.bat.
Dalla versione 3.3.3 il fascicolo porta di serie un sigillo con marca temporale qualificata eIDAS di InfoCert, compreso nel prezzo. Il sigillo è apposto sull'indice del fascicolo che contiene, in catena, le impronte di tutti gli altri file. Una marca qualificata fa presumere l'esattezza della data e dell'ora e l'integrità dei dati marcati (regolamento eIDAS, art. 41 par. 2): riguarda la data e l'integrità, non il contenuto del video. Se InfoCert non risponde, viene utilizzato un servizio gratuito di marcatura temporale. Il fascicolo dichiara il servizio utilizzato e se la marca è qualificata.
Dove resta la registrazione
Al server di C.E.R.T.O. arrivano solo impronte, metadati e il testo del rapporto. Né il video, né l'audio, né alcuna immagine, nemmeno un fotogramma. Il fascicolo esiste soltanto sul computer di chi ha registrato: nell'area riservata non c'è il pulsante per scaricarlo, ed è voluto.
Le impronte registrate bastano a verificare un fascicolo che venga esibito — anche dalla ricerca pubblica, incollando l'impronta del video — ma non a ricostruirlo. Il fascicolo va quindi custodito: copiato su un secondo supporto subito dopo la registrazione.
Quando si usa: alcuni casi
- Videochiamate su FaceTime, WhatsApp, Teams, Zoom, Meet: un accordo preso a voce, una minaccia, una dichiarazione che l'interlocutore potrebbe poi negare.
- Riunioni e conferenze online: un'assemblea in videoconferenza, una riunione di lavoro, un colloquio, una lezione, un webinar in cui sono state dette cose che contano.
- Dirette che spariscono: una diretta social che non resta salvata, una storia che scade dopo ventiquattro ore, un contenuto che si vede una volta sola.
- Applicazioni senza versione web: un programma installato sul computer, un gestionale, l'app desktop di una chat, dove una pagina da acquisire non esiste.
- Procedure da documentare: un errore che compare solo in certe condizioni, un acquisto online che non va a buon fine, una sequenza di passaggi in un'area riservata.
Se il contenuto è una pagina web ancora online, conviene il modulo Pagine web, che conserva anche il codice e il traffico della pagina. Per una sola immagine dello schermo basta il modulo Screenshot; la procedura è nella guida sullo screenshot come prova.
Registrare è lecito? Consenso e dati degli altri
In Italia la giurisprudenza ritiene in generale lecita la registrazione di una conversazione da parte di chi vi partecipa, anche all'insaputa degli altri. Le Sezioni Unite della Cassazione penale (sentenza n. 36747 del 2003) hanno qualificato la registrazione di un colloquio fatta da uno dei presenti come una prova documentale, non come un'intercettazione; lo stesso principio è stato applicato alle conversazioni telefoniche. Ne seguono due limiti:
- si registra solo una conversazione a cui si partecipa: registrare di nascosto una chiamata o una riunione fra altre persone, alla quale non si prende parte, è un'altra cosa e può costituire reato;
- la registrazione serve a tutelare un diritto: usarla in giudizio o consegnarla al proprio legale è diverso dal diffonderla. L'art. 617-septies del codice penale punisce, alle condizioni previste dalla norma, la diffusione di riprese o registrazioni fraudolente al fine di recare danno all'altrui reputazione o immagine. La punibilità è esclusa quando la diffusione deriva in via diretta e immediata dal loro utilizzo in un procedimento amministrativo o giudiziario, oppure per l'esercizio del diritto di difesa o di cronaca. Queste eccezioni non autorizzano una diffusione indiscriminata. Il reato è punibile a querela della persona offesa.
La registrazione contiene dati personali degli altri partecipanti: voce, immagine, a volte il nome nel titolo della finestra. Quando si applica il regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR), l'uso della registrazione per finalità difensive deve avere una base giuridica adeguata ed essere necessario e proporzionato. Se contiene categorie particolari di dati, occorre anche una delle condizioni previste dall'art. 9, come la necessità di accertare, esercitare o difendere un diritto in sede giudiziaria. Vanno limitati i dati raccolti, gli accessi e il periodo di conservazione.
Le regole cambiano da un paese all'altro, e il caso concreto può avere particolarità (un ambiente di lavoro, un rapporto con un professionista, il segreto d'ufficio). Prima di registrare, se ci sono dubbi, conviene sentire il proprio legale.
Che cosa la registrazione non dimostra
Il rapporto di C.E.R.T.O. lo scrive, e conviene saperlo prima:
- il video mostra ciò che compariva sullo schermo; non prova l'identità delle persone dall'altra parte, né l'autenticità di ciò che si vedeva o si sentiva. Che l'interlocutore fosse davvero chi diceva di essere va dimostrato con altri elementi;
- l'audio di sistema è globale: comprende il suono di qualunque applicazione, non solo di quella registrata. Prima di iniziare conviene chiudere tutto ciò che può emettere suoni;
- registrando una finestra, il video non mostra il resto dello schermo;
- la copia MP4 è derivata: il reperto è il file WebM;
- nel rapporto il nome utente della postazione compare in chiaro.
Quanto costa
Una registrazione costa 1 slot, fisso, qualunque sia la durata. Il sigillo InfoCert del fascicolo, dalla versione 3.3.3, è compreso: non ci sono opzioni a pagamento. I pacchetti di slot sono nella pagina prezzi.
Domande frequenti
Posso registrare una videochiamata su WhatsApp o FaceTime come prova?
Sì, se partecipi alla chiamata: la giurisprudenza italiana ritiene in generale lecita la registrazione fatta da uno dei partecipanti, per tutelare un proprio diritto. Con il modulo Registrazione schermo di C.E.R.T.O. si registra la finestra dell'app o lo schermo intero, con l'audio di sistema e il microfono, e il file finisce in un fascicolo con impronte, catena dei blocchi e marca temporale. Nel dubbio sul caso concreto, senti il tuo legale prima di registrare.
C'è un limite di durata?
No. Il video si scrive su disco a blocchi di un secondo, quindi una riunione di ore si registra come una chiamata breve. Il programma controlla lo spazio libero e si ferma da solo prima di esaurirlo, e il rapporto lo dichiara. Il costo resta 1 slot.
La registrazione dimostra chi c'era dall'altra parte?
No. Documenta ciò che è stato acquisito dallo schermo e dalle sorgenti audio. Le impronte permettono di verificare l'integrità rispetto ai dati sigillati; la marca temporale attesta la loro esistenza al momento della marcatura. L'identità dell'interlocutore, l'autenticità del contenuto e l'esatto momento della conversazione richiedono ulteriori elementi.
Posso scaricare la registrazione dall'area riservata?
No, ed è voluto: al server arrivano solo impronte, metadati e il testo del rapporto, mai il video, l'audio o le immagini. Il fascicolo esiste soltanto sul tuo computer, quindi va copiato su un secondo supporto subito dopo la registrazione. Le impronte registrate permettono di verificare il fascicolo quando lo esibisci, non di ricostruirlo.