Forma, dominio, politiche di posta e violazioni note. Tre gruppi di accertamenti con tre pesi diversi, tenuti distinti.
Non consuma slot e non ha limiti di utilizzo: è incluso in C.E.R.T.O. Desktop e disponibile a chiunque abbia un account.
Il risultato è sigillato in un reperto con firma Ed25519 e marca temporale RFC 3161, con rapporto in testo e PDF.
Gli accertamenti su un indirizzo di posta non hanno tutti lo stesso valore, e questa verifica non li somma in un punteggio. Forma e DNS sono ripetibili da chiunque. SPF e DMARC sono record pubblici, con regole scritte e contestabili passo per passo. La risposta del server di posta, invece, dipende da chi chiede e da quando: non è ripetibile.
Un «4 su 5» come quello dei servizi a pagamento nasconderebbe esattamente la distinzione che conta. Qui i tre gruppi restano separati, e il rapporto dice per ciascuno quanto pesa.
Solo ciò che il programma fa davvero: ogni voce corrisponde a un accertamento che esiste nel codice.
Correttezza sintattica dell'indirizzo, esistenza del dominio, server di posta dichiarati e loro ordine di preferenza.
La catena viene percorsa davvero, con il conteggio delle interrogazioni DNS che il record impone. Misurato su un dominio reale: 8 interrogazioni su 10, 72 meccanismi, 5 domini nella catena — a due passi dal limite oltre il quale il record smette di proteggere. Una verifica superficiale lo avrebbe dato per buono.
La politica dichiarata e che cosa comporta davvero: se i messaggi non conformi vengono respinti, messi in quarantena o solo osservati.
Se l'indirizzo compare in violazioni di dati rese pubbliche, con la data e la fonte di ciascuna.
Un limite dichiarato vale più di una completezza affermata — e finisce anche dentro il rapporto, non solo su questa pagina.
🔴 Non dice se la casella esiste, e nessuno può dirlo in modo affidabile. La tecnica che si userebbe — chiedere al server di posta se accetta quell'indirizzo — non dimostra nulla, ed è stato misurato: interrogato su una casella vera e su una inesistente, un server ha risposto 250 Ok a entrambe. Un servizio che vi dice «questa email esiste» vi sta vendendo quella risposta.
La cosa più pericolosa non è l'assenza di risposta: è una risposta plausibile e sbagliata. Per questo, quando il server si comporta in modo da rendere la risposta priva di valore, il rapporto lo scrive invece di riportare un esito.
Non dice a chi appartiene l'indirizzo. Le politiche di posta riguardano il dominio, non la persona.
Le domande che ci arrivano più spesso su questa verifica.
Tutte nella sezione OSINT di C.E.R.T.O. Desktop, tutte con il loro reperto sigillato.
Registrati e scarica C.E.R.T.O. Desktop per Windows e macOS dalla tua area riservata.